LE COSE PIU' DOLCI - The Sweetest Things - by Alchemine - Rating: Oh, PG-13 - I suppose, because a few vices are mentioned. - Feedback: alchemine@yahoo.com - Tradotto da Maria Peruzzi e Cuccussétte - Humor - Vm 14 giusto perché si nomina qualche vizio da adulti - Snape e la sua dipendenza da... Qui l'Originale http://www.fanfiction.net/s/656863/1/
Cinque ali di pipistrello. Due cucchiai da brodo di capelli di nano in gelatina. Una goccia di tiglio e una di guantodivolpe, in estratto. Una manciata di M&M's….
Snape agghiacciò, curvo sul calderone che penzolava nel caminetto. Di dove era uscita quella pensata? Era meglio che non iniziasse a pensare di nuovo a quelle ridicole caramelle. Era passata la mezzanotte, e aveva una pozione da finire si distillare prima di potersi ritirare per la notte. E d'altra parte, aveva divorato i resti delle sue riserve prima di cena. Non ce ne stavano più, nell'armadietto.
Era tutta colpa di Dumbledore, se aveva scoperto quelle cose perverse, prima di tutto. Il Preside era rinomato per assaggiare confezioni esotiche e spingeva il personale a fare altrettanto. Aveva deciso che gli piaceva quella particolare roba e aveva dato a ciascuno di loro una busta da mezzo chilo per il Natale. Snape non li aveva voluti provare, ma nel momento in cui aveva provato, era diventato un drogato perso di M&M's.
La sua ossessione andava oltre il semplice consumo. Aveva messo su un intero rito attorno a quell'esperienza: aprire un pacchetto nuovo, versare il contenuto in un mucchio strisciante e ticchettante, dividerle in mucchi più piccoli e mangiarsele, dalla meno preferita fino a quella più gradita. Marrone prima, poi blu, poi rosso, poi giallo ed arancio, infine verde, le più rare e deliziose ( chiunque dicesse che erano tutte uguali, pensava lui, aveva il senso del gusto che difettava.) Le mangiava una alla volta, succhiandole prima per ammorbidire il guscio confettato così da poterlo rompere senza smuovere l'interno. Poi lasciava che il cioccolato colasse lento, lento sulla lingua e sul palato. Qualche volta gli occorrevano ore per fare il suo lavoro con una piccola busta.
< Fermati ! Smettila di pensare a loro, non ne hai, e non puoi farci nulla al momento. Ora finisci la pozione e vai a letto.>
A suo credito, ci andò. Sedette dondolandosi mentre la pozione ribolliva, poi spense il fuoco, mise da parte il calderone e sgusciò tra le coperte. Il sonno, comunque, lo evitava. Tutto quello a cui poteva pensare etano quei dolci bocconi di paradiso, lucenti come gemme, che si scioglievano nella sua bocca, e non nella sua mano.
Snape alzò le spalle nel buio. Perché non poteva essersi assuefatto a qualcosa di meno imbarazzante, qualcosa che calzasse meglio con l'immagine che voleva conservare? Sigarette, prostitute, Fuocowhiskey Ogen invecchiato, qualsiasi altra cosa. Ma no. Doveva essere la cioccolata, come se fosse stato una donna con la sindrome premestruale. E non una cioccolata facile da procurarsi, come quella di cui si ingozzavano gli studenti per le strade di Hogsmeade, ma cioccolata babbana.

E lui era lì, desto all'una di notte, e il più vicino negozio che la vendeva era a miglia e miglia da lui. E chiuso.
Si alzò e si lavò i denti, li strofinò fino a che le gengive non divennero tormentate e la schiuma che sputò nel lavandino non ebbe una sfumatura rossa, sperando che il gusto di menta del dentifricio avrebbe ucciso il desiderio- cosa mai mettevano i Gabbani nella roba? Crack o cocaina?
Alla fine non poteva sopportare più. < Bene! > sibilò alla stanza vuota. < Bene, d'accordo, vado! > Calzò i piedi negli stivali, si mise addosso un mantello sopra al suo abbigliamento da notte e si precipitò fuori così svelto che un fantasma di passaggio nel corridoio venne rovesciato a gambe all'aria.
La via per Hogsmeade era gelida e poco illuminata, ma la percorse senza farci caso, imprecando contro ogni ragione a tutte le barriere che impedivano a chiunque di Apparire nei terreni del castello. Sì, sì, protezione e vigilanza continua, ma facevano esplodere per la voglia di uno snack veloce quasi impossibile. Nell'istante esatto in cui le sorpassò, scomparve.
Quando si materializzò in una lontana stazione ferroviaria, il solo testimone fu un vecchio rottame di uomo così ubriaco che non batté ciglio all'improvvisa apparizione del furioso straniero dai capelli arruffati e vestito di nero. La patetica creatura, comunque, si sentì spostare per condividere un poco delle informazioni vitali che aveva in possesso.
"Ci sono stati segni, fratello!" disse allarmato. "Svelto! La fine del mondo è a un passo!"
"Non ne sai nemmeno un po'," scattò Snape e balzò via in cerca di un distributore automatico.
Alla fine ne trovò uno incassato tra una barriera di telefoni a pagamento e un puzzolente bidone dell'immondizia. Il vetro davanti era incrinato e sporco e coperto con ditate unte, ma poteva vedere dentro i familiari pacchetti marroni, pressati e riparati nei loro ganci metallici. La bocca ebbe un doloroso crampo e si inumidì alla vista. Frugò in una tasca interna del mantello, estrasse una manciata di monete gabbane e prese a infilarle nella fessura. Tre ancora per funzionare… ancora due…ancora una…
< No ! >
Snape fissò il palmo della mano con rabbia e disdetta. Teneva due Falci, uno Zellino e una larga manciata di monetine, ma non il soldo che ci voleva. Era alle brutte.
Dietro alla cassa dei biglietti dall'altra parte della stazione, l'annoiato bigliettaio notturno si raddrizzò dal contemplarsi le unghie. Pensò di aver sentito rumori, un rumore di scoppio, una voce alzata per rabbia. Proprio allora, arrivò il custode, trascinava la scopa, e il bigliettaio chiese, "Cosa è tutto quel casino in giro?"
"Qualche idiota grida e calcia la macchinetta degli snack," disse il custode. "Devo dirgli di fermarsi?"
"Oh, lascialo perdere," disse il bigliettaio. Si riaccomodò nella poltrona con le ruote. "Quella dannata cosa è rotta da mesi, comunque."
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